Madre Viviana Ballarin O.P. è stata eletta nuova presidente dell’USMI (Unione
Superiore Maggiori d’Italia)
«Ricevo una grande eredità. E al
contempo sono di fronte ad una impegnativa sfida in un orizzonte segnato da
tumultuosi mutamenti culturali e sociali. L'esperienza insegna che quando si
crede a un progetto, come quello della formazione permanente, siamo disposte
a sacrificare molto per realizzarlo. Credere alla significatività dell'Unione
superiore maggiori d'Italia (Usmi) e al suo compito principale e peculiare di
coordinamento e di animazione della vita religiosa, aiuta ad accettare il
servizio, benché oneroso, per il prossimo quinquennio». Lo sottolinea madre
Viviana Ballarin, della Congregazione delle Domenicane di santa Caterina,
nuova presidente dell'Usmi chiamata a succedere a madre Teresa Simionato
giunta alla fine del suo secondo mandate. L'elezione (anche della
vicepresidente suor Regina Cesarato, superiora generate delle Pie Discepole del
Divin Maestro), è stata l'atto conclusivo della cinquantacinquesima assembléa
nazionale dell'Usmi, svoltasi a Roma presso la Pontificia università
Urbaniana sul tema generale «La vita religiosa risorsa ecclesiale per il bene
comune».
La prima testimonianza attesa -
puntualizza madre Ballarin - riguarda proprio noi stessi: «Ci é chiesto
anzitutto di avere il coraggio di purificare le nostre concezioni della vita
religiosa ripartendo da 'una visione organica ed ecclesiale di essa, che ha
il suo fondamento nel battesimo. Non possiamo cercare solo di continuare a fare
ciò che abbiamo sempre fatto; è quanto mai necessario recuperare il significato
della nostra vocazione nel suo senso originario».
Secondo madre Ballarin neanche la
collaborazione con i laici potrà aiutare la vita religiosa, «se ciò non
favorisce la riscoperta, l'incremento della qualità della personale vita
religiosa e non ci porta tutti a riscoprire la ricchezza e le esigenze di essere
un unico popolo di Dio».
La neoeletta presidente dell'Usmi parla
anche di riscoperta del servizio della profezia. Nel nostro mondo è ancora
vivo il mito che sia possibile conoscere le cose senza conoscere il loro
significato in Dio. «Il dono, della profezia che riceviamo nel battesimo - dice
madre Viviana - non è quello di una conoscenza soprannaturale differente e
opposta a quella umana, ma una conoscenza integra, che sola può discernere e
perciò capire la realtà nella sua totalità. Essa è anzitutto conoscenza del
bene e del male e del bene attraverso il male. Si tratta cioè di una conoscenza
che può essere solo "dall'alto". Per trasmettere la sapienza della
vita e la fede alle nuove generazioni, occorre allora trovare il modo di offrire
una formazione più integra, più ecclesiale e più sapienziale».
A questo punto madre Ballarin ricorda
santa Caterina da Siena, la quale «offriva al mondo la misericordia sapienziale
della sua testimonianza di fede».
«Se c'è un servizio che i religiosi
possono, rendere, oggi, ai laici questo non consiste essenzialmente nelle diverse
opere, ma nella testimonianza della radicalità della vita cristiana».
Nell'evangelizzazione pertanto, con la
carità delle opere urge la carità della trasmissione della fede, che sembra
imporsi oggi come sfida alla pastorale.
«Non si tratta di sottovalutare le
"opere", che sono anch'esse testimonianza dell'Amore, ma di
correggere - risponde madre Ballarin - con una tendenza, dovuta al mutamento in
atto che rischia di svuotare di profezia la vita di molti Istituti. Tante
sorelle, pur donando tutto, sono affannate e costrette a un ritmo quotidiano che
impedisce loro una formazione spirituale seria e continua, un contatto vitale
che consenta loro di alimentarsi alla fonte della Vita. In questo modo quella che
dovrebbe essere una testimonianza della "carità perfetta" diventa la
presentazione di uno stile di vita che poco si distingue dal modo come opera e
vive il monde».
«In questa situazione - conclude madre
Ballarin - sentiamo che c'è un urgente bisogno di persone che hanno
sperimentato la Salvezza, che hanno conosciuto il Signore in un lungo discepolato,
perché annuncino e testimonino il grande amore che avvolge l'umanità».
Nella giornata conclusiva dell'assemblea
dell'Usmi dopo la Lectio divina
guidata dal monaco camaldolese Innocenzo Gargano, le votazioni per la carica di
presidente e vicepresidente e lo scambio delle consegne. Il vescovo Gianfranco
Agostino Gardin, segretario della Congregazione per la vita consacrata e le
Società di vita apostolica, ha presieduto la celebrazione eucaristica.
Benedetto XVI, in un telegramma a firma
del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha formulato l'auspicio che
le religiose continuino a rendere «un fecondo servizio alla comunità italiana»
e che «la proficua riflessione di questi giorni susciti un nuovo slancio apostolico».
L’OSSERVATORE ROMANO, sabato 29 marzo
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